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Manninger: "Con Conte la Juve è pronta per vincere"
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Questa settimana è Alexander Manninger il protagonista di "Filo Diretto", il programma di Juventus Channel che dà la possibilità a tutti i tifosi bianconeri di mettersi in contatto con i propri beniamini. TuttoJuve.com sta trascrivendo integralmente e in tempo reale le dichiarazioni rilasciate dal portiere austriaco nel corso della puntata condotta dal collega Antonio Romano:
Alexander, noi seguiamo abitualmente la preparazione dei portieri. E i portieri si allenano tantissimo...
"Infatti, il nostro lavoro deve essere anche molto completo perchè lavoriamo con tutte le parti del corpo. Fa piacere un allenatore che si impegna molto e ti fa impegnare in ogni allenamento. Siamo allenati molto bene, sì".
Grazie per l'amore che hai dimostrato e dimostri per questa maglia. Hai giocato Real Madrid-Juve il 5 novembre 2008, doppietta del capitano. Che ricordi hai di quella gara?
"Forse è la partita più bella con la maglia della Juve, perchè era una partita comunque bella da giocare. Poi vincere fuori casa, in uno dei templi del calcio, è proprio spettacolare. Quel periodo lì andavamo anche molto bene e mi dava molta soddisfazione giocare".
Penso che non andrai via dalla Juve per andare in un'altra squadra. Quando andrai via dalla Juve attaccherai le scarpette al chiodo, come farà Del Piero. Siete bandiere della Juve e non andrete mai via...
"Come sapete ho l'ultimo anno di contratto e sicuramente va rispettato, perchè c'è una società, una squadra ed una storia e non si devono buttare chiacchiere. Bisogna vedere come sono i programmi, il futuro e tutto. Poi da adesso fino a gennaio non si cambia, per forza. Si deve vedere se la società pensa in un modo, se io la penso in un altro, bisogna fare un confronto e discutere tutto".
Stamattina avete fatto qualcosa di particolare in campo?
"No, abbiamo fatto un buon allenamento, un'ora e mezza-due, come al solito".
Che campionato è quello di quest'anno. Il Milan dominerà? O davvero c'è spazio per noi, per il Napoli e per l'Udinese? Ti chiedo anche un commento su queste avversarie...
"Vanno sicuramente bene, come noi. Però io vedo la Juventus di quest'anno pronta per fare qualcosa in più. Abbiamo un organico molto numeroso quest'anno, tanti giocatori pronti a farsi vedere in campo ed a togliersi qualche soddisfazione a fine campionato. Sarà una lotta tra le tre-quattro squadre che sono state nominate sicuramente. Credo anche che la Juve possa lottare fino alla fine. Il campionato lo vedo un po' basso come livello; non voglio togliere niente alle sorprese come l'Udinese e magari anche il Napoli, anche se il Napoli non è una sorpresa, però ci sono altre due-tre squadre che sono in alto e due tre-squadre grandi che sono in basso. Vuol dire che il campionato è un po' mischiato quest'anno. Vedo un campionato equilibrato, ma su un livello non altissimo".
Si è livellato verso il basso...
"Non verso il basso, ma forse le piccole hanno aumentato un po' e le grandi sono rimaste un po' ferme. Però alla fine è molto piacevole, perchè se guardi gli altri Paesi sono i soliti....uno-due club, mentre quest'anno in Italia sono più di due-tre".
Un difetto ed un pregio di noi italiani...
"L'Italia ha dei punti molto piacevoli: il punto di vista della vita, della cultura, della storia. Ma come in tutti gli altri Paesi ci sono anche dei difetti: magari con la macchina...sono meno pazienti dagli altri tipi di gente, ma non vedo tante differenze. I pregi sono molti di più. L'italiano lo vedo positivo. Rischia magari qualcosa in più in strada e questo ogni tanto mi fa pensare".
Durante le sessioni di allenamento avete un modo particolare di incitarvi. Ho sentito Buffon e Storari incentivarti con un soprannome: Kaiser. Come è nato?
"Non so chi l'ha inventato questo soprannome, ma penso che risalga ai tempi di Brazzo Salihamidzic, perchè lui ha vissuto a Monaco tanti anni e noi parlavamo sempre in tedesco. Lì, magari, è venuto fuori lo scherzetto e mi è rimasto quel nome lì. Comunque mi fa piacere, mi dà uno stimolo".
Il tuo soprannome viene usato poi quando fai una parata...E' un modo per caricarti...
"Sì, mi sento stimolato, perciò è un titolo, un nome positivo e lo accetto volentieri".
Cosa ha portato mister Conte di diverso, rispetto allo scorso campionato?
"Il portiere è impegnato un po' di più. Il mister è molto convinto di quello che fa, è un allenatore moderno, perchè è uno che vuole giocare a calcio. Vuole giocare a calcio in un modo effettivo, con la palla, perciò secondo me coinvolge tutti: tutti i giocatori in campo e anche il portiere; vuole andare in avanti, vuole finire l'azione facendo gol. Non è un gioco tipico degli ultimi anni in Italia, però lui è uno dei primi che vuole proprio dimostrare un calcio molto attivo, molto fisico, molto atletico".
E' vero che Conte ha abolito la pizza?
"Sì, ma nello spogliatoio diciamo. Alla sera non viene sempre a controllare il tavolo".
Tu non ne hai bisogno, hai sempre avuto un grande fisico...
"Sì, però devo dire che anche a me è piaciuto tanto questo modo di controllarsi, magari a casa. Mi è piaciuta tanto la sua rivoluzione, fra virgolette".
Cura molto i dettagli...
"Sì, e io sono stato abituato così in Inghilterra, era una situazione simile, perchè anche lì si controllava il cibo, come ti presenti, si badava ad evitare quei piccoli rischi che potevano portarti ad avere un chiletto in più o in meno, ti facevano bere la cosa giusta. Questo mi è rimasto".
E' l'ultimo anno di Del Piero alla Juventus. Ne parlate nello spogliatoio? Cosa pensi della Juve senza Alex?
"Lui è un pezzo della Juventus, come pochi altri. Anche guardando le altre squadre in tutto il mondo, le prime tre-quattro di ogni Paese, ci sono stati pochi giocatori che hanno fatto una carriera come lui. La Juventus sarà sempre la Juventus, però manca un pezzo, che ha dato il massimo per 18 anni. Secondo me sarà una storia che non si dimenticherà mai, perchè Alex rimane sempre un pezzo della Juventus, indimenticabile".
Del Piero è carico anche se non sta giocando tantissimo...
"Se tu sei lì per 17-18 anni vuol dire anche che hai una certa età; un paio di giorni fa ha fatto 37 anni, ma per come lo vedo io pensavo ne avesse fatti 27. Sta sempre sul pezzo, si allena da solo, fa sempre il suo, ormai sa perfettamente lui quello che deve fare. Poi le scelte sono del mister. Alex è uno che può giocare sempre ogni partita, però anche se entra per 10-15 minuti può fare la differenza".
Un'altra partita, a parte quella col Real, che ti ha fatto piacere giocare con la maglia della Juve...
"Devo dire, ogni partita che gioco con la maglia della Juventus mi rimane dentro per sempre, perchè è un destino, un target che tu hai in carriera venendo da altri Paesi: vieni in Italia e cerchi sempre una squadra nella quale vuoi giocare e per me è sempre stata dalla prima giornata la Juventus. Ogni partita che ho giocato e che giocherò resta indimenticabile. Una partita con la Juve vale come tre partite in un'altra squadra. Perciò sono molto orgoglioso di avere giocato e di giocare ancora qualche partita con la Juve e vediamo quante diventano".
Come è nata la voglia di diventare portiere? Hai qualche consiglio da dispensare a chi sta iniziando la carriera nel ruolo? Penso a Branescu, a Sluga...
"Ci sono diversi ragazzi di gran talento con noi, anche i giovani di 17-18 anni. Io credo in generale che un portiere non deve essere un giocatore di calcio, deve essere qualcosa di diverso, deve essere coraggioso. Il portiere non deve avere nessun tipo di paura. Deve essere un ragazzo che vuole giocare a calcio e magari si sente un po' più coraggioso di un altro. Oggi il portiere deve essere anche abbastanza bravo con i piedi. Deve fare magari qualcosa in più, fare quei pochi centimetri in più davanti alla linea per evitare il gol e dare qualcosa in più per la squadra".
Come vivi il rapporto con i compagni di squadra?
"I compagni di squadra...siamo un gruppo molto unito. Ormai alcuni sono insieme da più tempo, altri sono arrivati quattro mesi fa e si sono attaccati come si deve. Sono venuti, si impegnano al massimo e secondo me quest'anno, abbiamo più di undici titolari. Ci sono tanti attaccanti, centrocampisti, portieri...siamo quasi due squadre. Perciò ognuno ha il suo ruolo e ognuno sa esattamente che quando il mister chiama deve essere pronto al 100%. Io sono sempre andato d'accordo con i miei compagni di squadra; alla fine il gruppo aiuta a vincere".
Sapevi che avresti avuto poco spazio alla Juventus, eppure hai deciso di restare. Volevo sapere i motivi...
"Ci sono stati alcuni discorsi in estate per spostarmi un un'altra squadra, ma come ho detto già all'inizio, quando tu hai un sogno da 10 anni, di venire in una società fantastica, non lo butti in sei mesi perchè non giochi o perchè magari trovi qualche difficoltà. Provi comunque a far fruttare qualcosa, quando vedi la speranza di vincere, di fare qualcosa di utile. Finchè sento queste cose dentro di me, io do tutto per la Juventus, per il mio sogno, perchè l'ho avuto e ho sempre lavorato. Anche i tre anni di Siena erano un grande pezzo di questo sogno, perchè io giocando lì mi sono fatto vedere e così sono arrivato in una squadra come la Juventus. Se in un certo modo mi sento magari lasciato un po' fuori dalle scelte, qualcosa devo cambiare, perchè ho ancora tanto dentro di me e voglio esprimermi e giocare ancora tanto".
Ci pensi a cosa farai dopo il calcio?
"Sinceramente quando le cose non vanno come devono andare, si pensa anche al dopo calcio. Il nostro ruolo, il nostro lavoro è limitato. Dopo 15 anni di carriera vuoi fare i conti, sempre. E vanno fatti quando ti avvicini alla fine. Io sono arrivato ad un punto dove non ci vogliono due mani per contare quanti anni mi sono rimasti. Per forza si pensa al dopo calcio. Ma aspettiamo un po', ci sono ancora tante partite da giocare".
Ti manca l'Austria? Cosa fai nel tempo libero?
"Sì, mi manca l'Austria. Mi mancano le abitudini che avevo lì, ma ormai sono 15 anni che sono fuori dal Paese, sono quasi 10 anni in Italia e poi ho fatto quattro anni in Inghilterra. Torno volentieri, ma sono molto contento anche qui. Ora la città di Torino è molto tranquilla, molto piacevole da vivere, perciò non è che faccio fatica a non tornare a casa, in Austria. Ho tempo libero, spendo un mese all'anno in Austria e lì trovo gli amici, faccio le cose che faccio a Torino: vado a pescare, vado a giocare a golf, seguo gli hobby che magari posso fare di più in vacanza".
Alexander Manninger
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